“Mi ricordo la barzelletta dei due matti che scappano dal manicomio, il manicomio protetto da cento cancelli. Saltano il primo, il secondo, il terzo, corrono, corrono... Al novantanovesimo dicono: «Basta, siamo stanchi, torniamo indietro, sarà per la prossima volta»”.
C’è tutta l’amara ironia, tipica dei suoi monologhi, in questa storiella in fuori campo che apre il film diretto e interpretato da Ascanio Celestini. Il suo personaggio da trent’anni vive in manicomio, ma non c’è entrato da matto. Il suo unico impegno è quello di accompagnare la suora al supermercato, e la sua unica compagnia Nicola, con cui conta i peti continui della suora, e che gli confida le sue ossessioni sessuali sulle “donne che leccano gli uomini nudi”. E c’è un passato che non passa mai, a cui ritornare sempre con la memoria, a partire dalla nonna che portava a tutti le uova fresche “appena uscite dal culo della gallina”, e tutto quello che l’ha portato lì, in questo luogo dove “il disordine del cervello si cura con l’ordine dell’istituto”, a detta delle infermiere, entusiaste della nuova tecnica dei favolosi anni ’60 per curare i matti, l’elettroshock. Ora è matto perché non ha speranza, la speranza di essere qualche altra cosa. E’ sempre stato chiuso da qualche parte. Tutto il suo percorso è un tentativo di uscire dalle sabbie mobili della famiglia e dell’istituto. Con un forte uso della voce fuori campo, in un continuo andirivieni di passato e presente, si svela la figura del matto, che voleva solo “essere Tarzan, che sa quattro parole e ama Jane”, essere Tarzan per conquistare Marinella, che è bellissima, e che ora rivede nel supermercato, e chissà se troverà le parole giuste per conquistarla, se il passato si può recuperare. E chissà se riuscirà a scavalcare l’ultimo cancello, per camminare nei verdi prati, perché, come dice un altro matto, inebetito sulla sedia, “Come è possibile, mi domando a volte, camminare sui prati verdi e avere l'animo triste? Essere immersi nel caldo del sole, mentre tutto d'intorno sorride... e avere l'angoscia nel cuore?
Luigi Bracciale

Nessun commento:
Posta un commento