Terapia Infettiva: Live report: unòrsominòre. (02/11) e Boxerin Club (05/11)



mercoledì 7 novembre 2012

Live report: unòrsominòre. (02/11) e Boxerin Club (05/11)



Ho deciso di scrivere questo reportage dopo aver atteso che arrivasse anche la seconda serata targata “Terapia Infettiva”. Un’attesa decisamente impaziente, dato il grande successo della prima . Ma andiamo con ordine.

Venerdì scorso è spettato al veronese Emiliano Merlin, in arte “unòrsominòre.” (punto compreso), aprire la rassegna musicale.  Non potevamo chiedere un’inaugurazione migliore: con la sola voce e chitarra (e con l’aiuto di qualche effettistica),il signor unòrsominòre. è riuscito ad emozionare e a stregare il pubblico, che di certo non è  rimasto indifferente di fronte alle parole dense di significato e mai banali del giovane cantautore. Uno dei suoi pregi è proprio l’essere riuscito a coniugare “testi impegnati” a un arrangiamento curatissimo. E, a proposito della prima caratteristica, non è mancata una certa vena polemica nei confronti di alcuni musicisti italiani rei di aver fatto del disimpegno la loro cifra stilistica, preferendo essere accattivanti piuttosto che impegnati.  Pregevole anche la scelta delle cover eseguite dal vivo: brani di Fossati, Gaber, Dalla e persino “Working Class Hero” di John Lennon.


La parola d’ordine per la serata di lunedì è stata invece “allegria travolgente”: quella che i Boxerin Club sono riusciti a diffondere dal palco, facendo ballare tutto il pubblico presente. I quattro ragazzi romani sono davvero molto affiatati fra loro, e ciò emerge anche dai loro pezzi: il loro è un sound molto curato, soprattutto per ciò che concerne le parti ritmiche. Molto spesso il batterista veniva “aiutato” dagli altri tre membri, che smettevano momentaneamente di suonare i loro strumenti per poter pescare dal loro arsenale di strumenti a percussione maracas, cabasa, tamburelli, woodblock, o suonare persino bottiglie di birra. Per il gran finale, l’arsenale è stato distribuito fra il pubblico, che ha aiutato a chiudere con il massimo coinvolgimento la loro divertitissima e divertentissima esibizione.




Assolutamente meritevoli anche le band di apertura per le due serate: rispettivamente, i The Fabbrica 2.0 e i Flux Refrain. In sintonia con quel che veniva proposto nelle due serate, i primi hanno dato un taglio cantautorale alla serata di venerdì, e i secondi hanno dato un bell’assaggio di “muro sonoro”.

Anche durante la stesura di questo piccolo reportage, è risultata evidente la differenza di “proposte” fra le due serate. Volendo volutamente esagerare, nel giro di quattro giorni sul palco dello Spartaco si sono alternati due modi molto diversi di concepire e fare musica. Chi era presente alla serata di unòrsominòre. ha potuto sentire lo stesso musicista polemizzare contro un certo tipo di musica spensierata e, a suo dire, volta quasi esclusivamente al desiderio di accattivare gli ascoltatori (per saperne di più, vi consigliamo di ascoltare il suo disco). Molto spesso, ad esempio, mi è capitato di sentire o leggere opinioni molto critiche nei confronti di musicisti che decidono di parlare di politica nei loro testi. “Musica e politica dovrebbero essere due cose diverse”, questa una sintesi della lamentela. Memori dell’insegnamento di Jerry Polemica (se non lo conoscete, shame on you!), vi proponiamo dunque delle fastidiose domande: quanto è radicale il vostro modo di intendere la musica? Ammesso che abbia senso porre in questi termini la questione, cercate più la forma o il contenuto? Tradotto: vi fa storcere il naso quel che viene definita “musica impegnata” o considerate quasi un dovere morale dei musicisti il contribuire a discutere di temi importanti, lanciare messaggi politici (nell’accezione pura del termine) e fare informazione?

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