Terapia Infettiva: novembre 2012



martedì 27 novembre 2012

#Terapie Visive 3

LA PECORA NERA di ASCANIO CELESTINI

“Mi ricordo la barzelletta dei due matti che scappano dal manicomio, il manicomio protetto da cento cancelli. Saltano il primo, il secondo, il terzo, corrono, corrono... Al novantanovesimo dicono: «Basta, siamo stanchi, torniamo indietro, sarà per la prossima volta»”.


C’è tutta l’amara ironia, tipica dei suoi monologhi, in questa storiella in fuori campo che apre il film diretto e interpretato da Ascanio Celestini. Il suo personaggio da trent’anni vive in manicomio, ma non c’è entrato da matto. Il suo unico impegno è quello di accompagnare la suora al supermercato, e la sua unica compagnia Nicola, con cui conta i peti continui della suora, e che gli confida le sue ossessioni sessuali sulle “donne che leccano gli uomini nudi”. E c’è un passato che non passa mai, a cui ritornare sempre con la memoria, a partire dalla nonna che portava a tutti le uova fresche “appena uscite dal culo della gallina”, e tutto quello che l’ha portato lì, in questo luogo dove “il disordine del cervello si cura con l’ordine dell’istituto”, a detta delle infermiere, entusiaste della nuova tecnica dei favolosi anni ’60 per curare i matti, l’elettroshock. Ora è matto perché non ha speranza, la speranza di essere qualche altra cosa. E’ sempre stato chiuso da qualche parte. Tutto il suo percorso è un tentativo di uscire dalle sabbie mobili della famiglia e dell’istituto. Con un forte uso della voce fuori campo, in un continuo andirivieni di passato e presente, si svela la figura del matto, che voleva solo “essere Tarzan, che sa quattro parole e ama Jane”, essere Tarzan per conquistare Marinella, che è bellissima, e che ora rivede nel supermercato, e chissà se troverà le parole giuste per conquistarla, se il passato si può recuperare. E chissà se riuscirà a scavalcare l’ultimo cancello, per camminare nei verdi prati, perché, come dice un altro matto, inebetito sulla sedia, “Come è possibile, mi domando a volte, camminare sui prati verdi e avere l'animo triste? Essere immersi nel caldo del sole, mentre tutto d'intorno sorride... e avere l'angoscia nel cuore?




Luigi Bracciale

sabato 17 novembre 2012

#Terapie Visive 2


UN  CUENTO  CHINO ( un racconto cinese), 

Diretto dall’argentino Sebastián Borensztein, e tradotto in italiano in COSA PIOVE DAL CIELO,  è vincitore del Festival di Roma 2011. 

Il preludio è ambientato in Cina. Una coppia di innamorati trascorre un piacevole pomeriggio in una piccola barca sul lago. Mentre lui si appresta a donarle l’anello di fidanzamento, una mucca piove dal cielo uccidendo la donna. 
È l’irrompere dell’assurdo, del non-senso. Lo diceva bene David Foster Wallace, “succedono cose davvero terribili. L'esistenza e la vita spezzano continuamente le persone in tutti i cazzo di modi possibili e immaginabili”.
 Questo avviene anche in Argentina, dove si svolge il resto della storia. Vittima dell’assurdo è Roberto, proprietario di un negozio di ferramenta a Buenos Aires. Di lui non si sa nulla, vengono solo mostrati gli effetti della sua immeritata solitudine. Va a dormire ogni sera alle 23( attende ossessivamente lo scoccare di quell’ora per spegnere le luci), conta le viti che ha richiesto al suo fornitore una per una, esasperandosi nel trovarne sempre in numero inferiore, non accoglie l’amore di una donna pazzamente innamorata di lui, una felliniana Muriel Santa Ana.
 Come molte persone sole, è burbero e metodico, e colleziona articoli di giornali di tutto il mondo che raccontano di notizie assurde. Dal mondo da cui lui si ritrae però piove dal cielo  uno sconosciuto cinese, che solo gli spettatori sanno essere la sfortunata vittima del preludio, arrivato in Argentina per ritrovare lo zio. Roberto lo accoglie in casa, ma la goffaggine dell’ospite, e l’impossibilità di comunicazione rendono impossibile la convivenza. 
Comincia qui il percorso di queste due solitudini che dà al film il sapore di una favola. È un percorso che porterà Roberto, ben interpretato da Ricardo Darìn, indimenticato protagonista de “Il segreto dei suoi occhi”,  a fare i conti col suo passato, in una sorta di film di formazione.
 Per quanto il finale lasci a desiderare, i personaggi restano ben impressi, e per quanto surreale, ogni cosa è davvero illuminata dallo scorrere delle scene. A chi trova questo film superficiale, va detto che se il cinema è darsi una seconda possibilità, se è immaginare di vivere ciò che non è possibile avvenga nella realtà, questo è un film riuscito. 


Luigi Bracciale

giovedì 15 novembre 2012

Intervista ai Boxerin Club




Prima del live dei Boxerin Club li abbiamo raggiunti e abbiamo fatto loro qualche domanda riguardo il loro progetto.





Salve ragazzi, diteci un po’ come sono nati i Boxerin Club, parlateci di voi, cosa vi piace, a cosa vi ispirate.
I boxerin club nascono con un’altra formazione 3 anni fa che non comprendeva Gabriele che è il nostro attuale chitarrista che è subentrato 3 anni fa. Abbiamo fatto una demo molto alla buona appena è arrivato lui. Dopo abbiamo fatto un ep che si chiama Tick Tock (Here it comes) (potete scaricarlo qui in free download http://boxerinclub.bandcamp.com/ ndr) con questa neonata etichetta di Roma che si chiama Bomba Dischi. Abbiamo finito in questi giorni, a sei\sette mesi dall’uscita, la prima mandata di copie ed è andato veramente bene.
 I nostri modelli sono molto eterogenei, i beatles e la musica pop. Ultimamente ascoltiamo molta musica latinoamericana, molta word music , cantautori come Gilberto Gil o Paul Simon. Ci piace anche molto il folk dei Grizzly Bears e i Fleet Floxes.
Avete nominato Bomba Dischi, la vostra etichetta, come si sta con un’etichetta così giovane, guidata da giovanissimi?
Bomba è una bomba, Davide è una persona molto attiva, il fatto che ci sia poca differenza d’età , ci mette a nostro agio e ci permette di poter dire molto liberamente le cose che pensiamo  e riteniamo opportune. È importante anche nello scenario che c’è a Roma, dove convivono tantissime etichette indie ,come 42 Records, che trovano pane per i loro denti e si sa che quando vi è concorrenza c’è maggiore cura per il prodotto finale…
Mi parlate di Roma, come la vivete la “scena romana” e più in generale quella italiana?
A Roma vi è una scena molto underground ma è molto viva. Esistono parecchi gruppi validi. Non ci aspettavamo di trovare un ambiente così in fermento. Certo fa piacere per certi versi però  forse il territorio e il pubblico romano, ma in generale italiano, non è preparato per una presenza così massiva di gruppi e si corre quindi il rischio che si crei un enorme calderone e capita che proposte valide si perdano in questa “selva” di gruppi.
In conclusione quindi bisogna essere sempre molto attivi e molto attenti… Come continueranno i Boxerin Club, dove li vedremo?
Guarda, nell’immediato, puntiamo fare un disco il prima possibile, stiamo scrivendo parecchi pezzi nuovi che di sicuro finiranno nel disco, di cui non sappiamo ancora granchè. Comunque cerchiamo di non rimanere fermi, cercheremo di migliorare il nostro sound. Avremmo, inoltre, in mente di far uscire un nuovo ep in acustico a breve, l’album vero uscirà penso dopo la prossima estate.
Il nostro obbiettivo finale, il nostro sogno è quello di riuscire arrivare all’estero ed è anche il motivo per  il quale cantiamo in inglese, in ogni caso la scena in Italia è piuttosto prolifica e perciò è un bene poter partire da qui. All’estero sono molto più avanti di noi ma puntiamo lì e cerchiamo di crescere in quel senso.
Bene ragazzi, grazie mille, in bocca al lupo per il live e tutto il resto, un grosso augurio da Terapia Infettiva.
Grazie a voi che siete dei ragazzi giovanissimi e incredibilmente impegnati, in bocca al lupo per le vostre attività.


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mercoledì 14 novembre 2012

MachineFlow

Nuovo mese nuovi eventi!
Il mese di Novembre porterà allo Csoa Spartaco 2 serate dedicate alla rap music targate Terapia Infettiva!

-SABATO 17 NOVEMBRE:
"Perchè Caserta CE(Live+Battle di freestyle)"

#Line up:
-Affiliati
-Animali senza razza

 #Presentazione del progetto "Perchè Caserta CE"con:
-Animali senza razza
-Affiliati
-Big V
-Dj Murano
-EgoP
-Joker-P(Dirty Filter Crew)
-Nemiz
-Paxli
-Stekka




#Ai piatti:
-Dj Geso

#Battle di freestyle:
AL VINCITORE,OLTRE AL PREMIO IN DENARO SARA' DATA LA POSSIBILITA' DI ESIBIRSI ALLA SERATA DEL 23NOVEMBRE CON OSPITE NTO'
Iscrizione battle:3€

#Link evento:
TERAPIA INFETTIVA:"PERCHE' CASERTA CE(LIVE+BATTLE DI FREESTYLE)
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-VENERDI' 23 NOVEMBRE:
"Hip Hop Night(Special guest NTO' from StirpeNova/Live+Battle di freestyle)


 ########LIVE SPECIAL GUEST########
NTO' FROM STIRPE NOVA
 (+PALU' & DJ KLONH)



#Line up:
-Affiliati
-Animali senza razza
-EgoP
-Vincitore "Battle di freestyle del 17 Novembre"

#Ai piatti:
Dj Karto

#Battle di freestyle:
1°Premio in denaro
Iscrizione:3€

#Ingresso: 5€

#Link evento:
TERAPIA INFETTIVA:"HIP HOP NIGHT(SPECIAL GUEST NTO' FROM STIRPE NOVA,LIVE+BATTLE DI FREESTYLE)

lunedì 12 novembre 2012

#Terapie Visive 1


Comincia da oggi una rubrica dedicata al cinema. Non necessariamente si recensiranno ultime uscite. Si eviteranno giudizi superlativi, da fan invasati, o dispregiativi, per il puro gusto mediocre di stroncare il lavoro altrui. Si cercherà di salvare le immagini che meritano di essere illuminate, o scovare i banali trucchetti a cui spesso si affida il cinema.




LA  SORGENTE  DELL’AMORE.  
Una donna, pur tra mille dolori, partorisce: negli stessi attimi, un’altra perde il bambino, cadendo nel portare l’acqua dalla sorgente. Si apre con uno splendido parallelismo l’ultimo film di Mihaleanu, celebre per il notevole “Train de vie”. Per quanto attesa e festeggiata con balli e danze,la nascita di un bambino è però pura routine, unico scopo delle donne sottomesse  a mariti nullafacenti. La morte di un bambino è ciò che più le accomuna, rassegnate a perderne molti nel corso delle loro vite e ad essere poi tacciate come sterili. La protagonista, l’ultima donna vittima di questa scia infinita, proverà a convincere le altre donne ad uno sciopero del sesso. Solo così, pensa, gli uomini saranno costretti ad aiutarle nel prendere l’acqua dalla sorgente, in un percorso ripidissimo, ed a rispettarle come donne. Il film si sviluppa come una favola, risolvendosi però  in un finale irrisolto. Come nelle favole, i personaggi sono privi di sfaccettature. C’è infatti la coraggiosa vecchia del villaggio, che aiuta la protagonista nella sua lotta, c’è il saggio imam, che illuminerà gli altri sulla indiscutibile bontà della religione, e c’è il marito della donna, bel professore idealista senza macchia. Non essendoci dialoghi rivelatori, del tutto annacquati dall’infinita fede in Allah e dalle telenovelas messicane( come ben mostra una scena-chiave), lo sviluppo delle vicende e dei personaggi è tutto affidato a segni, simboli ormai abusati, come la sete di conoscenza improvvisamente apparsa nel leggere qualche paginetta delle Mille e una notte, e la sete d’amore identificata nello sgorgare della sorgente.



Luigi Bracciale

domenica 11 novembre 2012

Intervista a Unòrsominòre


Prima del live di unòrsominòre. del 2 novembre abbiamo avuto modo di incontrare Emiliano Merlin, unòrsominòre appunto, e fargli qualche domanda su di lui e sul suo progetto.

Allora Emiliano parlaci un po’ di unorsominore come è nato, cosa ti piace, cosa ti ispiri e perché no anche a cosa aspiri…
Unorsominore è nato a fine 2005 dopo lo scioglimento del mio gruppo precedente i Lecrevisse. C’ho messo un annetto più o meno a finire di scrivere le canzoni del primo disco. Le ho completate registrate ed è uscito un disco che forse non era necessario. Riguardo alle mie ambizioni ,quando ero più giovane i miei punti di arrivo potevano essere gli Afterhours, i Marlene kuntz, ma questa è una cosa divenuta davvero impensabile, facendo una proposta incazzata e molto rigorosa, i tempi sono davvero cambiati… Mi sono trovato intorno ai 30 anni, con i problemi di un 30enne a chiedermi che senso avesse spendere tempo e denaro per fare musica di cui nessuno aveva bisogno. E sono giunto alla conclusione che ha senso solo hai qualcosa da dire di urgente e di cui non puoi fare a meno. E questo è stato per me “La vita agra”. Mi chiedevo se continuare e come e sono giunto alla conclusione che dovevo fare un disco in cui dico esattamente quello che penso.

Dici che il tuo primo disco non era necessario, non ti rispecchia? Non parla di te? 
Il problema non se parla di me o meno, come ne’ “La vita agra”, in quel disco dicevo le cose che penso, ma mi limitavo a dire cose emotive, intimistiche, sulla mia personalità, era molto sentito, però era molto personale, seguiva quel filone che trova in Paolo Benvegnù la sua massima espressione. Filone nel quale se sei bravo ha un senso se non sei bravo non ha tanto senso. Mentre la vita agra è più necessario, avevo delle cose da dire. 


Quali sono le cose che sei riuscito a dire ne’”La vita agra”, quelle cose che lo rendono, per usare le tue parole, un disco più “necessario”?
Io son sempre stato molto incazzato e attivo politicamente e socialmente e ho deciso di mettere in musica questa cosa. Quando scrivevo il disco ero incazzato perché nessuno parlava della situazione italiana, quando è uscito, un anno dopo c’era già qualcuno che trattava temi politici o sociali, vedi i Ministri, Zen Circus, adesso lo fanno tutti e vai di moda se fai un disco di un certo tipo. 
Parli di moda, di tendenza, possiamo dire che l’Italia è un po’ vittima di ciò che è “trendy” e anche la scena musicale indie non fa eccezione…
Purtroppo la scena italiana è quella nella quale si cavalca un trend, si fa si che anche la protesta sociale sia un trend da cavalcare e resta il discorso, che sono stanco di ripetere, che la musica indie italiana è fatta di circuiti chiusi, di conoscenze, anche qui il merito non viene premiato e vi è solo il favore per il favore. 
Però Pezzali, il tuo ultimo pezzo ha avuto un discreto successo, quindi non si vive solo di conoscenze e trend…
Pezzali è un abbassamento della guardia, è un filino più ammiccante delle canzoni precedenti, è un pezzo scritto di getto, che trova delle buone intuizioni nelle liriche ma è sicuramente minore rispetto ai brani della vita agra che sono, secondo i miei canoni, cesellati alla perfezione, musicalmente è una canzoncina e a dimostrazione che il discorso dei trend non è campato per aria è il pezzo che avuto più successo. Ci chiediamo io e Fabio de Min, il mio produttore, come sarebbe andato il pezzo se non l’avessimo chiamato Pezzali. 
Dove sta andando ora unòrsominòre? Quali sono i suoi progetti?
Questo è un momento di riflessione, non ho un’idea precisa su come continuare, c’è qualcosa ma è ancora molto vaga, quindi al momento non ho una prospettiva chiara, quello che so è che farò un disco solo se avrò il bisogno di dire qualcosa, qualcosa che valga la pena di dire. Non sono più un ragazzino e non mi diverto a suonare per il gusto di farlo, o meglio mi diverto, ma posso farlo anche in sala prove.
Grazie mille Emiliano, un ringraziamento a nome di Terapia Infettiva…
Grazie a voi e un augurio a questo collettivo, perché siete giovanissimi e quando vedo ragazzi così giovani darsi da fare in questo modo, penso che ci sia ancora speranza per il paese.


mercoledì 7 novembre 2012

Live report: unòrsominòre. (02/11) e Boxerin Club (05/11)



Ho deciso di scrivere questo reportage dopo aver atteso che arrivasse anche la seconda serata targata “Terapia Infettiva”. Un’attesa decisamente impaziente, dato il grande successo della prima . Ma andiamo con ordine.

Venerdì scorso è spettato al veronese Emiliano Merlin, in arte “unòrsominòre.” (punto compreso), aprire la rassegna musicale.  Non potevamo chiedere un’inaugurazione migliore: con la sola voce e chitarra (e con l’aiuto di qualche effettistica),il signor unòrsominòre. è riuscito ad emozionare e a stregare il pubblico, che di certo non è  rimasto indifferente di fronte alle parole dense di significato e mai banali del giovane cantautore. Uno dei suoi pregi è proprio l’essere riuscito a coniugare “testi impegnati” a un arrangiamento curatissimo. E, a proposito della prima caratteristica, non è mancata una certa vena polemica nei confronti di alcuni musicisti italiani rei di aver fatto del disimpegno la loro cifra stilistica, preferendo essere accattivanti piuttosto che impegnati.  Pregevole anche la scelta delle cover eseguite dal vivo: brani di Fossati, Gaber, Dalla e persino “Working Class Hero” di John Lennon.


La parola d’ordine per la serata di lunedì è stata invece “allegria travolgente”: quella che i Boxerin Club sono riusciti a diffondere dal palco, facendo ballare tutto il pubblico presente. I quattro ragazzi romani sono davvero molto affiatati fra loro, e ciò emerge anche dai loro pezzi: il loro è un sound molto curato, soprattutto per ciò che concerne le parti ritmiche. Molto spesso il batterista veniva “aiutato” dagli altri tre membri, che smettevano momentaneamente di suonare i loro strumenti per poter pescare dal loro arsenale di strumenti a percussione maracas, cabasa, tamburelli, woodblock, o suonare persino bottiglie di birra. Per il gran finale, l’arsenale è stato distribuito fra il pubblico, che ha aiutato a chiudere con il massimo coinvolgimento la loro divertitissima e divertentissima esibizione.




Assolutamente meritevoli anche le band di apertura per le due serate: rispettivamente, i The Fabbrica 2.0 e i Flux Refrain. In sintonia con quel che veniva proposto nelle due serate, i primi hanno dato un taglio cantautorale alla serata di venerdì, e i secondi hanno dato un bell’assaggio di “muro sonoro”.

Anche durante la stesura di questo piccolo reportage, è risultata evidente la differenza di “proposte” fra le due serate. Volendo volutamente esagerare, nel giro di quattro giorni sul palco dello Spartaco si sono alternati due modi molto diversi di concepire e fare musica. Chi era presente alla serata di unòrsominòre. ha potuto sentire lo stesso musicista polemizzare contro un certo tipo di musica spensierata e, a suo dire, volta quasi esclusivamente al desiderio di accattivare gli ascoltatori (per saperne di più, vi consigliamo di ascoltare il suo disco). Molto spesso, ad esempio, mi è capitato di sentire o leggere opinioni molto critiche nei confronti di musicisti che decidono di parlare di politica nei loro testi. “Musica e politica dovrebbero essere due cose diverse”, questa una sintesi della lamentela. Memori dell’insegnamento di Jerry Polemica (se non lo conoscete, shame on you!), vi proponiamo dunque delle fastidiose domande: quanto è radicale il vostro modo di intendere la musica? Ammesso che abbia senso porre in questi termini la questione, cercate più la forma o il contenuto? Tradotto: vi fa storcere il naso quel che viene definita “musica impegnata” o considerate quasi un dovere morale dei musicisti il contribuire a discutere di temi importanti, lanciare messaggi politici (nell’accezione pura del termine) e fare informazione?