Comincia da oggi una rubrica dedicata al cinema. Non necessariamente si recensiranno ultime uscite. Si eviteranno giudizi superlativi, da fan invasati, o dispregiativi, per il puro gusto mediocre di stroncare il lavoro altrui. Si cercherà di salvare le immagini che meritano di essere illuminate, o scovare i banali trucchetti a cui spesso si affida il cinema.
LA SORGENTE DELL’AMORE.
Una donna, pur tra mille dolori, partorisce: negli stessi attimi, un’altra perde il bambino, cadendo nel portare l’acqua dalla sorgente. Si apre con uno splendido parallelismo l’ultimo film di Mihaleanu, celebre per il notevole “Train de vie”. Per quanto attesa e festeggiata con balli e danze,la nascita di un bambino è però pura routine, unico scopo delle donne sottomesse a mariti nullafacenti. La morte di un bambino è ciò che più le accomuna, rassegnate a perderne molti nel corso delle loro vite e ad essere poi tacciate come sterili. La protagonista, l’ultima donna vittima di questa scia infinita, proverà a convincere le altre donne ad uno sciopero del sesso. Solo così, pensa, gli uomini saranno costretti ad aiutarle nel prendere l’acqua dalla sorgente, in un percorso ripidissimo, ed a rispettarle come donne. Il film si sviluppa come una favola, risolvendosi però in un finale irrisolto. Come nelle favole, i personaggi sono privi di sfaccettature. C’è infatti la coraggiosa vecchia del villaggio, che aiuta la protagonista nella sua lotta, c’è il saggio imam, che illuminerà gli altri sulla indiscutibile bontà della religione, e c’è il marito della donna, bel professore idealista senza macchia. Non essendoci dialoghi rivelatori, del tutto annacquati dall’infinita fede in Allah e dalle telenovelas messicane( come ben mostra una scena-chiave), lo sviluppo delle vicende e dei personaggi è tutto affidato a segni, simboli ormai abusati, come la sete di conoscenza improvvisamente apparsa nel leggere qualche paginetta delle Mille e una notte, e la sete d’amore identificata nello sgorgare della sorgente.
Luigi Bracciale

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