Terapia Infettiva: Intervista a Unòrsominòre



domenica 11 novembre 2012

Intervista a Unòrsominòre


Prima del live di unòrsominòre. del 2 novembre abbiamo avuto modo di incontrare Emiliano Merlin, unòrsominòre appunto, e fargli qualche domanda su di lui e sul suo progetto.

Allora Emiliano parlaci un po’ di unorsominore come è nato, cosa ti piace, cosa ti ispiri e perché no anche a cosa aspiri…
Unorsominore è nato a fine 2005 dopo lo scioglimento del mio gruppo precedente i Lecrevisse. C’ho messo un annetto più o meno a finire di scrivere le canzoni del primo disco. Le ho completate registrate ed è uscito un disco che forse non era necessario. Riguardo alle mie ambizioni ,quando ero più giovane i miei punti di arrivo potevano essere gli Afterhours, i Marlene kuntz, ma questa è una cosa divenuta davvero impensabile, facendo una proposta incazzata e molto rigorosa, i tempi sono davvero cambiati… Mi sono trovato intorno ai 30 anni, con i problemi di un 30enne a chiedermi che senso avesse spendere tempo e denaro per fare musica di cui nessuno aveva bisogno. E sono giunto alla conclusione che ha senso solo hai qualcosa da dire di urgente e di cui non puoi fare a meno. E questo è stato per me “La vita agra”. Mi chiedevo se continuare e come e sono giunto alla conclusione che dovevo fare un disco in cui dico esattamente quello che penso.

Dici che il tuo primo disco non era necessario, non ti rispecchia? Non parla di te? 
Il problema non se parla di me o meno, come ne’ “La vita agra”, in quel disco dicevo le cose che penso, ma mi limitavo a dire cose emotive, intimistiche, sulla mia personalità, era molto sentito, però era molto personale, seguiva quel filone che trova in Paolo Benvegnù la sua massima espressione. Filone nel quale se sei bravo ha un senso se non sei bravo non ha tanto senso. Mentre la vita agra è più necessario, avevo delle cose da dire. 


Quali sono le cose che sei riuscito a dire ne’”La vita agra”, quelle cose che lo rendono, per usare le tue parole, un disco più “necessario”?
Io son sempre stato molto incazzato e attivo politicamente e socialmente e ho deciso di mettere in musica questa cosa. Quando scrivevo il disco ero incazzato perché nessuno parlava della situazione italiana, quando è uscito, un anno dopo c’era già qualcuno che trattava temi politici o sociali, vedi i Ministri, Zen Circus, adesso lo fanno tutti e vai di moda se fai un disco di un certo tipo. 
Parli di moda, di tendenza, possiamo dire che l’Italia è un po’ vittima di ciò che è “trendy” e anche la scena musicale indie non fa eccezione…
Purtroppo la scena italiana è quella nella quale si cavalca un trend, si fa si che anche la protesta sociale sia un trend da cavalcare e resta il discorso, che sono stanco di ripetere, che la musica indie italiana è fatta di circuiti chiusi, di conoscenze, anche qui il merito non viene premiato e vi è solo il favore per il favore. 
Però Pezzali, il tuo ultimo pezzo ha avuto un discreto successo, quindi non si vive solo di conoscenze e trend…
Pezzali è un abbassamento della guardia, è un filino più ammiccante delle canzoni precedenti, è un pezzo scritto di getto, che trova delle buone intuizioni nelle liriche ma è sicuramente minore rispetto ai brani della vita agra che sono, secondo i miei canoni, cesellati alla perfezione, musicalmente è una canzoncina e a dimostrazione che il discorso dei trend non è campato per aria è il pezzo che avuto più successo. Ci chiediamo io e Fabio de Min, il mio produttore, come sarebbe andato il pezzo se non l’avessimo chiamato Pezzali. 
Dove sta andando ora unòrsominòre? Quali sono i suoi progetti?
Questo è un momento di riflessione, non ho un’idea precisa su come continuare, c’è qualcosa ma è ancora molto vaga, quindi al momento non ho una prospettiva chiara, quello che so è che farò un disco solo se avrò il bisogno di dire qualcosa, qualcosa che valga la pena di dire. Non sono più un ragazzino e non mi diverto a suonare per il gusto di farlo, o meglio mi diverto, ma posso farlo anche in sala prove.
Grazie mille Emiliano, un ringraziamento a nome di Terapia Infettiva…
Grazie a voi e un augurio a questo collettivo, perché siete giovanissimi e quando vedo ragazzi così giovani darsi da fare in questo modo, penso che ci sia ancora speranza per il paese.


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