Terapia Infettiva: ottobre 2012



venerdì 26 ottobre 2012

Botta,Risposta,Venerdhipster


É notte alta e sono sveglio.
E l'insonnia da giovedì notte é una brutta cosa; é l'insonnia del pre-weekend, quindi l'insonnia fatta di attesa e di stanchezza, di noia e felicità. Domani sarà Venerdí, e Dio solo sá quanto lo aspettiamo questo Venerdí. Messaggero di speranza e novità, il vento che sbatte sui muri lí fuori é compagno fedele; spazza via la settimana di corsi all'università e apre le porte alla felicitá del finesettimana.



Si, vabbé, ma non si dorme; e domani mattina ci si deve comunque svegliare.
Giusta osservazione: dopotutto anche il Venerdí é un working day. Lo studente si deve comunque alzare, l'impiegato sarà già bell'incravattato alle 8; insomma, tanto rumore per nulla. 
Il venerdì é comunque un giorno come gli altri; al massimo di diverso ci stanno quelle due orette nel tardo pomeriggio, che accendi il pc e cerchi eventi per la serata, contatti gli amici su Whatsapp, ci scappa la telefonatina alla tipa che frequenti(o vorresti frequentare, ma nun te se fila de striscio). Stop, finisce lí. 
Ma no. Il giovedì insonne é comunque il giovedì d'attesa. É quasi finita. Ne usciremo tutti insieme, basta un ultimo sforzo e poi potremmo tutti tornare a vestire i panni dell'hipster nel weekend.


Che poi il vero hipster lo scovi il martedì, o il lunedì. Il vero Hipster il venerdì sera é "Cineforum".
Quelli con le felpe strane, con gli slim, o quelle coi vestitini, gli occhiali da sole alle 10 di sera( con le giornate che s'accorciano nun se po capí); beh Sí, quelli, quelli so finti. 
So costruiti, a tavolino.
Pensano al loro outfit tutta la settimana. Magari anche il giovedì notte; e poi li vedi, barbuti e con le frangette alla Anna Frank, maschi e femmine indistintamente, in un turbinio di tendenze anacronistiche, come futuristi del ventennio, ma senza geometria. Anacoluti esistenziali.


Giretto fuori la Salumeria, poi passeggiatina in centro; Caserta invoca Gioventú ed eccola accontentata. Precariato sociale, da birra in bicchiere d'asporto, e sinfonie di tacchi e borchie.Ah, i bei tempi delle serate il Venerdí al Mono. Il Voyerismo di via Majelli ed i vecchi reduci dalle cene al vicolo cieco, dalle riunioni del PD, e dalle imbucate in solitaria. Ora non c'é più niente. S'é persa la poesia, s'é perso l'istinto. Tutto preparato, tutto imbottigliato nei pantaloni di pelle con maglie larghe e nel traffico cittadino (dannata ZTL).



E a noi, cultori del barismo da insonnia, alla ricerca del dafarsi, e mai soddisfatti di noi, cosa rimane? Guardare, osservare, criticare, e anche un po' invidiare.
Dopotutto per loro la speranza é ancora il venerdì.

22esimo Quartiere intervista


Intervista in pillole ai 22esimo Quartiere (biografia), gli artisti che hanno aperto le rassegne di quest'anno di Terapia Infettiva. (a cura di GMM)


GMM: Il vostro genere è  l'hip hop. Cosa pensate della scena in Italia e nel mezzogiorno in particolare?

N: Il nostro genere è l'hip hop, ma anche il raggae e il rap. Sulla scena ci sarebbero un sacco di cose da dire, certo la carriera non la si fa più come all'inizio, facendosi conoscere jam dopo jam. Il successo oggi è legato molto di più alla diffusione via rete, meno selettiva sul piano qualitativo. Al sud la scena è molto attiva specie con la reggae, poi ogni città offre diverse opportunità.

GMM: L'autoproduzione: i pregi e i difetti

N: A dire il vero l'ultimo album è stato prodotto da noi, ma distribuito da una piccola casa discografica indipendente. Certo rispetto alle major si ottiene una esposizione mediatica molto minore, e sappiamo che difficilmente un artista viene richiesto se prima non viene pubblicizzato ualmeno un po'. A marzo abbiamo fondato la nostra etichetta, che è anche un'associazione culturale. ovviamente facendo tutto da sè la soddisfazione è maggiore, e la nostra intenzione per il prossimo album è di incidere le tracce anche sul disco fisico, oltre che in digitale. Vorremmo poter fare della musica il nostro secondo lavoro oltre che una passione.

GMM: Suonate nei centri sociali e scrivete testi impegnati. Come vedete la situazione sociale e politica in Italia

N: Dal punto di vista politico siamo molto confusi, parlando di partiti. Siamo sicuri di non essere fascisti, per usare un eufemismo. Crediamo che la musica abbia un importante ruolo culturale. alcuni artisti pensano che bastino i tg a mostrare alla gente la realtà del paese. Altri credono che se la tua musica parla di temi sociali allora non può essere rap. Noi siamo di tutt'altro avviso: un genere che nasce dalla strada non può non raccontare il presente della gente comune. certo, scegliere argomenti spensierati e rappare rime complicatissime può rivelarsi una migliore scelta di marketing. Ma quella non è musica, è fumo negli occhi. non mancano certo le eccezioni, anche tra chi ne vende molti di album, come caparezza, frankie hi energie, brusco..

GMM: Per chiudere, a chi si ispirano i 22° quartiere, chi vorreste essere?

N: Della produzione musicale si occupa ris, e se vai ad ascoltare i suoi singoli si vede che è alla raggae che si ispira. Nel complesso siamo un ibrido di influenze: la nostra è una ''word music'' difficilmente definibile. A noi pare che spinga bene, e anche dall'estero ci arrivano un po' di apprezzamenti. Pensiamo di essere una buona proposta per chi ascolta la musica con la mente, oltre che con le orecchie.






mercoledì 24 ottobre 2012

La parola al profano



Fino a qualche anno fa, se in qualche conversazione si finiva a parlare di rap me ne uscivo sempre con la classica frase “Non è il mio genere”. Da allora ho fatto qualche passo avanti: pur rimanendo un ascoltatore “occasionale”, non lo disdegno, e posso dire di avere anch’io qualche artista preferito. Fra coloro che ascolto maggiormente posso citare Kaos One, Clementino, Ghemon, Dargen D’Amico, tutti diversissimi fra loro ma accomunati dal fatto di scrivere in italiano. Ci tengo a precisarlo perché penso che nel rap il valore del testo conti più della base musicale, ammesso che abbia senso fare una graduatoria fra parti che compongono una canzone; segue naturalmente che un testo scritto nella lingua che si parla quotidianamente risulti più immediato di un testo in lingua straniera, senza considerare tutte le insidie che si nascondono dietro la traduzione.



Venerdì scorso, in occasione della “serata zero” della rassegna di Terapia Infettiva, ho assistito per la prima volta a una hip hop night. Lungi da me voler fare semplice pubblicità all’iniziativa (ma poi che male ci sarebbe?), eppure non posso esimermi dal dire che mi sono davvero divertito. Ammetto di non aver apprezzato proprio tutto quel che è stato proposto, ma ho sentito cose molto interessanti. Senza contare che sono rimasto stregato dal momento del freestyle: è stato uno spettacolo niente male vedere come i vari sfidanti riuscissero a “sparare” parole a raffica, rigorosamente in rima e con il dovere di essere incisivi e mai banali, se si voleva riuscire a scalfire l’avversario e a far presa sul pubblico. Credo di essere molto distante da quel che viene definita “cultura hip hop”, ma non credo che questo possa fare da deterrente per avere l’occasione di scoprire musica nuova a cui non si è abituati. Durante la serata, ho avuto modo di parlare con diversi amici appassionati e molto più preparati di me sull’argomento: mi hanno spiegato che il rap nasce per lo più come valvola di sfogo per la rabbia, ma questo non significa che si debba rinunciare a una certa “eleganza formale” nell’esprimere quel che si prova nei testi (e qui si ritorna a quanto dicevo prima: la cura per i propri testi dovrebbe essere un elemento essenziale); mi hanno spiegato che i pregiudizi sul rap sono numerosi, causa l’immagine che passa tramite i grandi media, e che spesso ci si ritrova a combattere con una sorta di “retorica” fossilizzata nel genere stesso. Argomento, quest’ultimo, che mi ha ricordato un po’ la cosiddetta “retorica del rock”, quella che porta molti ad esclamare “Il rock è tutto!!!”, “Rock for life!!” e amenità simili: perché sono sempre più dell’idea che mai come quando si parla di musica valga il detto “The more you know, the more you enjoy”, e qui ringrazio la lingua inglese per la sua capacità di sintesi.




sabato 20 ottobre 2012

Buona la prima

Finalmente ci siamo! E’ con estremo orgoglio che, con la serata tenutasi il 19 Ottobre, possiamo finalmente inaugurare la nuova sezione del blog “Quattro/Quarti”. I buoni propositi c’erano tutti: il centro era rimesso a nuovo, l’impianto audio curato nei minimi dettagli, le luci creavano la giusta atmosfera; bisognava solo iniziare e sperare che tutto andasse secondo le nostre aspettative. Ore 21.00/21.30 lo Spartaco è invaso da circa 70 persone pronte ad assistere e supportare gli artisti presenti nella line up e la tanto attesa battle di freestyle. Per la prima edizione si sono divisi il palco con i propri showcase : Misery Business Crew(GhepoMC,SoulMC), Shotgun Crew(Squizzza,Carloflow), EgoP, Gli Affiliati(DirtyGun&BigPa) e infine, direttamente da Messina, i 22esimo Quartiere che hanno contaminato lo Spartaco e i presenti con la loro musica, i loro concetti , e il loro stile originale. E’ stato un grande piacere per noi poter ospitare un gruppo del genere e condividere con loro idee e pareri sulle varie realtà musicali esistenti(speriamo che anche loro abbiano gradito il calore che lo Spartaco ha potuto offrire). Lo svolgimento della serata è stato affidato allo charme di AustinPrior, che è riuscito a tenere carico il pubblico fino all’ultimo secondo, e alle skills sui piatti e in consolle di Dj Zero. La serata naturalmente non si è limitata soltanto ai live in quanto era prevista anche una battle di freestyle con primo premio in denaro e con 16 MC’S pronti a contendersi il premio a colpi di rime. La battle ha visto come vincitore il sammaritano EgoP dopo una lunga finale tenutasi contro AustinPrior. Che dire? La prima serata ha dato stimoli e voglia di continuare a tutti i membri del collettivo Terapia Infettiva i quali, mese dopo mese, cercheranno di organizzare un evento sempre più curato e di spessore per portare avanti questa cultura oramai eclissata da i troppi stereotipi che i mass media associano a questo genere.

Trucidità


Paladino,ovvero L'obiquità in politica.




Ricotta siciliana d.o.p.
Di quelli che "putacaso vince il PD"

giovedì 18 ottobre 2012

(Contr)Appunti



Se c’è una domanda che trovo imbarazzante – persino più di un’eventuale domanda dei propri genitori che si interessano della vita sessuale del proprio figlio – è la classica domanda “Che musica ascolti?”. Questa domanda mi mette davvero in imbarazzo, semplicemente perché non so come rispondere. Non riuscirei a rispondere “Un po’ di tutto”, perché francamente è una risposta che trovo poco simpatica: come si fa ad ascoltare “un po’ di tutto” quando quel “tutto” è pressoché inesauribile? Anche fare una lista dei vari gruppi o compositori che si ascoltano non sarebbe una buona risposta, forse  perché si darebbe l’impressione di essere pedanti o addirittura saccenti. Avrete notato come abbia preferito distinguere “gruppi” e “compositori” nel fare l’esempio della lista. Questo mi riporta a una discussione che avvenne non molto tempo fa, in un forum: la discussione si chiamava “Musica classica VS pop/rock”. Nonostante il titolo fosse di una semplicità brutale , la discussione non fu per niente superficiale, fu anzi molto stimolante. L’utente che aveva aperto il topic partiva dal constatare come spesso si tenda a distinguere fra “musica colta” e “musica commerciale”, ove nella prima categoria rientrano certamente la “musica classica” e forse anche alcune “correnti sperimentali” più moderne; rientrano invece nella seconda categoria la “musica pop” e la “musica rock”. L’abuso di virgolette dovrebbe esplicitare quanto sia problematico anche solo definire cosa sia “musica pop” o “rock”, per non parlare dei vari sottogeneri. Vi erano punti di vista molto estremi: c’era chi affermava che la musica rock non potrà mai raggiungere lo statuto d’arte, chi invece considerava “giurassico” un punto di vista simile. C’era chi si chiedeva quanto potesse essere giusto affermare la superiorità di un tipo di musica su un altro, o chi, andando ancor più nel particolare, si chiedeva se fosse giusto affermare la superiorità di un artista su un altro. Io, ad esempio, in linea di massima sopporto poco paragoni anche solo fra gruppi o graduatorie (spesso si mettono in relazione gruppi che fra loro hanno ben poco da spartire). Sopporto ancora meno le persone che fanno dei propri raffinati ascolti musicali un vanto, eppure non credo neanche nel più sfrenato relativismo. Giudicare la qualità della musica a seconda delle emozioni che essa suscita non è un buon criterio, perché il campo delle emozioni è quanto di più soggettivo esista. Vorrei ora riportare parte di una risposta di un utente, parte che trovo molto stimolante:

«Un prodotto di lavorazione artigianale, destinato a pochi e con alle spalle una certa consapevolezza (estetica, intellettuale, e via dicendo), vale certamente più di un pezzo prodotto in serie e destinato al consumo della moltitudine. O meglio: vale diversamente. Vale di più se si pretende - scioccamente - di contrapporre i due fenomeni sullo stesso terreno, nella fattispecie su quello artistico. »



L’utente in questione aveva, almeno secondo me, centrato il nocciolo della questione: è davvero inutile e insensato fare paragoni fra artisti diversi. Probabilmente tutte le incomprensioni e le ambiguità nascono proprio quando si vuole a tutti i costi trovare un'unità di fondo nel giudizio estetico, mentre bisognerebbe tener presente il gran numero di sfaccettature del prodotto artistico e di punti di vista da cui poterlo analizzare. Tale argomentazione serve a smentire chi si ostina a fare confronti del tipo A è meglio di B. Sarebbe a questo punto più che legittimo chiedersi se, alla luce di ciò, abbia senso che continui ad esistere qualcosa come la critica musicale. Com’è noto, non trovare risposte adeguate anche a una sola domanda fa sì che ci si ritrovi a porsi altre domande, magari anche queste senza una possibile risposta esauriente.

Come già ricordato nel post d’introduzione, questo blog nasce dalla voglia di un gruppo di amici di proporre e parlare di musica, e farlo in un modo che sia il più lontano possibile dal “modus radical chic”. Crediamo fermamente nel potere del dialogo e crediamo che tutti siano in grado di stimolare discussioni interessanti riguardo la musica, tenendo ben presente che più dell’opinione conta la partecipazione. Vorremmo riuscire a creare un luogo di confronto costruttivo e spronare a usare senso critico nell'affrontare certi argomenti: ci piacerebbe, insomma, creare una sorta di agorà virtuale in cui poter affrontare temi come il rapporto che sussiste fra qualità e fruibilità della musica, o su quali siano i criteri per distinguere una buona  da una cattiva critica musicale. Per cominciare, sarebbe bene cominciare a proporre noi stessi qualche domanda, sicuri che anche da una sola ne nasceranno mille altre che porteranno ad abbracciare più tematiche (anche questa è “Terapia infettiva”!). 
E dunque eccone alcune:

-              Cosa “cercate” dalla musica che ascoltate?
-              Come giudicate la “qualità” di quel che ascoltate?
-              Esiste un rapporto più o meno stretto fra qualità e fruibilità della musica?


Confidiamo in un gran numero di risposte!

mercoledì 17 ottobre 2012

Il nostro hipster preferito!

Marchionne scalpita per lasciare l'Italia.
Passera: Manterremo i livelli occupazionali,Mirafiori diventerà un museo industriale , con tanto di operai impagliati alle presse.


Se per qualcuno l'operaio metalmeccanico è diventata una figura romantica , per noi è lui , l'A.D. girocollo dolcevita , l'uomo forte che vogliamo per il tuffo nel baratro. 

#Terapie di lettura 1


Botuba MT5 , fabbricazione tedesca , anni Sessanta.
Registratore a bobine. Voci escono , confondono ,
trasformano in vapore la condensa dei ricordi. 
Ti circonda, nuvola di nomi, luoghi e persone .
liste di morti e feriti e canzoni. 
E torni a Brooklyn, primavera del 67.
Quando Stokely Carmichael parlava ovunque di Black Power.
(cit. dalla quarta di copertina)





Pantere nere,sassofoni argentati e assassini bianchi. Verrebbe da chiedersi "chesch'è?" Eppure è tutto nel romanzo che vi consigliamo questa settimana! "New Thing"(Einaudi pp 220). Quale migliore inizio per la nostra rassegna letteraria!
 Il Romanzo di Wu Ming 1 è un piccolo , imperdibile , gioiellino.
 Siamo a New York,1967. Malcom x è morto sotto i colpi della repressione, la musica dell'immenso Thrane sta per tacere per sempre e un misterioso assassino , il figlio di Whiteman , miete vittime tra i musicisti dell'avanguardia Jazz , l'anima e la voce della comunità afroamericana. Una storia che è molte storie , riemerge dalle bobine impolverate di un registratore modello tedesco , dalla voce di una compagnia di reduci di quegli anni intervistati (da chi? forse da te che leggi e vuoi scoprire questa storia) quarant'anni dopo , con un'altra guerra sullo sfondo , non più il Vietnam ma la " War on Terror" di Bush.
Tutto di questo piccolo tesoro sorprende , dall'affresco sullo sfondo , che parla di Black Panter , di repressione , di aneliti di vita che preludono all'incendio del 68 , della "new thing" il Jazz Libero , alla struttura stessa del racconto che discende dal new journalism di quegli anni , con l'autore che spegne la sua voce riscoprendosi regista nel montaggio delle voci degli altri. Lo trovate qui disponibile in free download come tutti i libri del collettivo Wu Ming.


Chi è Wu Ming? Ma come? Non lo sapete? 
qui tutte le info :biografia wu ming


lunedì 15 ottobre 2012

Si vabbè ma CHISSIETE?


Terapia Infettiva nasce dal bisogno di un gruppo di giovani di provincia di portare una ventata di novità in un ambiente spesso poco attento alla musica qualitativamente valida, seppur emergente. Questa sorta di “collettivo artistico” si prefigge l’obiettivo di promuovere , nella piccola provincia di Caserta , band e artisti della scena indipendente italiana , senza vincoli di genere e senza etichetta alcuna. Terapia Infettiva è un sogno, il tentativo di un gruppo di giovani stanco delle solite proposte e omologazioni, convinto che l’unico modo per portare avanti le proprie idee e le proprie passioni sia agire in prima persona. Durante la nostra rassegna proporremo musica dal vivo, dj set e qualunque tipo di espressione artistica. Insieme alle serate lanciamo questa sorta di “diario-blog” e la nostra pagina facebook così da poter interagire e tenersi sempre in contatto.



Terapia Infettiva è aperto a tutti, saremmo felici di poter ampliare la nostra squadra e di poter condividere con altri le nostre passioni.

A prestissimo per le news e i primi annunci!