É notte alta e sono sveglio.
E l'insonnia da giovedì notte é una brutta cosa; é l'insonnia del pre-weekend, quindi l'insonnia fatta di attesa e di stanchezza, di noia e felicità. Domani sarà Venerdí, e Dio solo sá quanto lo aspettiamo questo Venerdí. Messaggero di speranza e novità, il vento che sbatte sui muri lí fuori é compagno fedele; spazza via la settimana di corsi all'università e apre le porte alla felicitá del finesettimana.
Si, vabbé, ma non si dorme; e domani mattina ci si deve comunque svegliare.
Giusta osservazione: dopotutto anche il Venerdí é un working day. Lo studente si deve comunque alzare, l'impiegato sarà già bell'incravattato alle 8; insomma, tanto rumore per nulla.
Il venerdì é comunque un giorno come gli altri; al massimo di diverso ci stanno quelle due orette nel tardo pomeriggio, che accendi il pc e cerchi eventi per la serata, contatti gli amici su Whatsapp, ci scappa la telefonatina alla tipa che frequenti(o vorresti frequentare, ma nun te se fila de striscio). Stop, finisce lí.
Ma no. Il giovedì insonne é comunque il giovedì d'attesa. É quasi finita. Ne usciremo tutti insieme, basta un ultimo sforzo e poi potremmo tutti tornare a vestire i panni dell'hipster nel weekend.
Che poi il vero hipster lo scovi il martedì, o il lunedì. Il vero Hipster il venerdì sera é "Cineforum".
Quelli con le felpe strane, con gli slim, o quelle coi vestitini, gli occhiali da sole alle 10 di sera( con le giornate che s'accorciano nun se po capí); beh Sí, quelli, quelli so finti.
So costruiti, a tavolino.
Pensano al loro outfit tutta la settimana. Magari anche il giovedì notte; e poi li vedi, barbuti e con le frangette alla Anna Frank, maschi e femmine indistintamente, in un turbinio di tendenze anacronistiche, come futuristi del ventennio, ma senza geometria. Anacoluti esistenziali.
Giretto fuori la Salumeria, poi passeggiatina in centro; Caserta invoca Gioventú ed eccola accontentata. Precariato sociale, da birra in bicchiere d'asporto, e sinfonie di tacchi e borchie.Ah, i bei tempi delle serate il Venerdí al Mono. Il Voyerismo di via Majelli ed i vecchi reduci dalle cene al vicolo cieco, dalle riunioni del PD, e dalle imbucate in solitaria. Ora non c'é più niente. S'é persa la poesia, s'é perso l'istinto. Tutto preparato, tutto imbottigliato nei pantaloni di pelle con maglie larghe e nel traffico cittadino (dannata ZTL).
E a noi, cultori del barismo da insonnia, alla ricerca del dafarsi, e mai soddisfatti di noi, cosa rimane? Guardare, osservare, criticare, e anche un po' invidiare.
Dopotutto per loro la speranza é ancora il venerdì.







