Terapia Infettiva: (Contr)Appunti



giovedì 18 ottobre 2012

(Contr)Appunti



Se c’è una domanda che trovo imbarazzante – persino più di un’eventuale domanda dei propri genitori che si interessano della vita sessuale del proprio figlio – è la classica domanda “Che musica ascolti?”. Questa domanda mi mette davvero in imbarazzo, semplicemente perché non so come rispondere. Non riuscirei a rispondere “Un po’ di tutto”, perché francamente è una risposta che trovo poco simpatica: come si fa ad ascoltare “un po’ di tutto” quando quel “tutto” è pressoché inesauribile? Anche fare una lista dei vari gruppi o compositori che si ascoltano non sarebbe una buona risposta, forse  perché si darebbe l’impressione di essere pedanti o addirittura saccenti. Avrete notato come abbia preferito distinguere “gruppi” e “compositori” nel fare l’esempio della lista. Questo mi riporta a una discussione che avvenne non molto tempo fa, in un forum: la discussione si chiamava “Musica classica VS pop/rock”. Nonostante il titolo fosse di una semplicità brutale , la discussione non fu per niente superficiale, fu anzi molto stimolante. L’utente che aveva aperto il topic partiva dal constatare come spesso si tenda a distinguere fra “musica colta” e “musica commerciale”, ove nella prima categoria rientrano certamente la “musica classica” e forse anche alcune “correnti sperimentali” più moderne; rientrano invece nella seconda categoria la “musica pop” e la “musica rock”. L’abuso di virgolette dovrebbe esplicitare quanto sia problematico anche solo definire cosa sia “musica pop” o “rock”, per non parlare dei vari sottogeneri. Vi erano punti di vista molto estremi: c’era chi affermava che la musica rock non potrà mai raggiungere lo statuto d’arte, chi invece considerava “giurassico” un punto di vista simile. C’era chi si chiedeva quanto potesse essere giusto affermare la superiorità di un tipo di musica su un altro, o chi, andando ancor più nel particolare, si chiedeva se fosse giusto affermare la superiorità di un artista su un altro. Io, ad esempio, in linea di massima sopporto poco paragoni anche solo fra gruppi o graduatorie (spesso si mettono in relazione gruppi che fra loro hanno ben poco da spartire). Sopporto ancora meno le persone che fanno dei propri raffinati ascolti musicali un vanto, eppure non credo neanche nel più sfrenato relativismo. Giudicare la qualità della musica a seconda delle emozioni che essa suscita non è un buon criterio, perché il campo delle emozioni è quanto di più soggettivo esista. Vorrei ora riportare parte di una risposta di un utente, parte che trovo molto stimolante:

«Un prodotto di lavorazione artigianale, destinato a pochi e con alle spalle una certa consapevolezza (estetica, intellettuale, e via dicendo), vale certamente più di un pezzo prodotto in serie e destinato al consumo della moltitudine. O meglio: vale diversamente. Vale di più se si pretende - scioccamente - di contrapporre i due fenomeni sullo stesso terreno, nella fattispecie su quello artistico. »



L’utente in questione aveva, almeno secondo me, centrato il nocciolo della questione: è davvero inutile e insensato fare paragoni fra artisti diversi. Probabilmente tutte le incomprensioni e le ambiguità nascono proprio quando si vuole a tutti i costi trovare un'unità di fondo nel giudizio estetico, mentre bisognerebbe tener presente il gran numero di sfaccettature del prodotto artistico e di punti di vista da cui poterlo analizzare. Tale argomentazione serve a smentire chi si ostina a fare confronti del tipo A è meglio di B. Sarebbe a questo punto più che legittimo chiedersi se, alla luce di ciò, abbia senso che continui ad esistere qualcosa come la critica musicale. Com’è noto, non trovare risposte adeguate anche a una sola domanda fa sì che ci si ritrovi a porsi altre domande, magari anche queste senza una possibile risposta esauriente.

Come già ricordato nel post d’introduzione, questo blog nasce dalla voglia di un gruppo di amici di proporre e parlare di musica, e farlo in un modo che sia il più lontano possibile dal “modus radical chic”. Crediamo fermamente nel potere del dialogo e crediamo che tutti siano in grado di stimolare discussioni interessanti riguardo la musica, tenendo ben presente che più dell’opinione conta la partecipazione. Vorremmo riuscire a creare un luogo di confronto costruttivo e spronare a usare senso critico nell'affrontare certi argomenti: ci piacerebbe, insomma, creare una sorta di agorà virtuale in cui poter affrontare temi come il rapporto che sussiste fra qualità e fruibilità della musica, o su quali siano i criteri per distinguere una buona  da una cattiva critica musicale. Per cominciare, sarebbe bene cominciare a proporre noi stessi qualche domanda, sicuri che anche da una sola ne nasceranno mille altre che porteranno ad abbracciare più tematiche (anche questa è “Terapia infettiva”!). 
E dunque eccone alcune:

-              Cosa “cercate” dalla musica che ascoltate?
-              Come giudicate la “qualità” di quel che ascoltate?
-              Esiste un rapporto più o meno stretto fra qualità e fruibilità della musica?


Confidiamo in un gran numero di risposte!

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